giovedì 25 ottobre 2012

Luna, Miti e Leggende

Da sempre la Luna e stata al centro di miti e leggende…il suo fascino e il suo mistero hanno portato l’essere umano a creare intorno ad essa un alone mistico, che va al di la dei concetti astronomici e pone la Luna in un posto d’onore, come Dea, come Donna, come astro dai grandi poteri. Ha soggiogato per secoli le menti dei più grandi poeti che le hanno dedicato miriadi di o
pere, ammaliati dalla sua eterea bellezza. E dunque vi propongo una serie di miti e leggende che la riguardano e che provengono da varie parti del mondo, con la speranza che come me restiate ammaliati dalla potente magia della Luna….

IL RACCOGLITORE DI SOGNI
In una storia la Luna è associata alla rugiada mattutina. Racconta la leggenda che ogni sera una Luna-fanciulla raccoglie in un calice d'argento tutti i sogni dimenticati e i ricordi caduti nell'oblio e ogni mattina li riporta sulla Terra sotto forma di rugiada. Nulla va perduto per sempre...

FRATELLO LUNA E SORELLA SOLE
Non sempre la Luna è stata rappresentata come un personaggio femminile:infatti una leggenda dell'antica mitologia racconta che un misterioso amante si recava presso una giovane donna che, curiosa di scoprire l'identità, una notte prima del suo arrivo immerse le mani nella cenere per lasciare una chiara traccia sulla schiena del giovane.Il mattino seguente, con terrore, scoprì quell'impronta sulla schiena del proprio fratello. Lei (il Sole) da quel giorno fugge via, mentre lui (la Luna) la insegue. Ogni qualvolta riesce a raggiungerla, è un'eclissi.E così sarà per sempre...

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA (leggenda indiana)
Una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso. In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve. Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese: - Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?- - Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo. La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla. - Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena. Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione. Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore. I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.

LA LEGGENDA DEL SOLE E DELLA LUNA (leggenda africana)
Tanti anni fa il sole e l’acqua erano grandi amici, entrambi vivevano insieme sulla terra. Il sole andava a trovare l’acqua molto spesso, ma l’acqua non gli contraccambiava mai la visita. Alla fine il sole domandò all’acqua come mai non andava mai a trovarlo a casa sua. L’acqua rispose che la casa del sole non era sufficientemente grande, e se lei ci andava con i suoi famigliari, avrebbe cacciato fuori il sole. Poi l’acqua aggiunse: - Se vuoi che venga a trovarti, devi costruire una fattoria molto grande, ma bada che dovrà essere un posto sconfinato, perché la mia famiglia è molto numerosa e occupa molto spazio. Il sole promise di costruirsi una fattoria molto grande, e subito tornò a casa dalla moglie, la luna, che lo diede ospitalità con un ampio sorriso quando lui aprì la porta. Il sole disse alla luna ciò che aveva promesso all’acqua, il giorno dopo incominciò a costruirsi una fattoria sconfinata per ospitare la sua amica. Quando essa fu pronta, chiese all’acqua di venire a fargli visita il giorno seguente. Nel momento in cui l’acqua arrivò chiamò fuori il sole e gli domandò se poteva entrare senza pericolo, e il sole rispose: - Sì, entra pure, amica mia. Allora l’acqua cominciò a riversarsi, accompagnata dai pesci e da tutti gli animali acquatici. Poco dopo l’acqua arrivata al ginocchio domandò al sole se poteva ancora entrare senza pericolo, e il sole rispose: - Sì L’acqua seguitò a riversarsi dentro. Allorché l’acqua era al livello della testa di in uomo, l’acqua disse al sole: - Vuoi che la mia gente continui ad entrare? Il sole e la luna risposero: - Sì. Risposero così perché non sapevano che altro fare, l’acqua seguitò ad affluire, finchè il sole e la luna dovettero rannicchiarsi in cima al tetto. L’acqua si rivolse al sole con la stessa domanda, ma ricevette la medesima risposta, e la sua gente seguitava a riversarsi dentro, l’acqua in breve sommerse il tetto, e il sole e la luna furono obbligati a salire in cielo, dove da allora sono rimasti.

MITO MAJA
Secondo la mitologia Maya la Luna ed il Sole, prima di divenire gli astri celesti che noi oggi vediamo, furono creature terrestri, una giovinetta ed un ardito cacciatore. Fra i due si accese l'amore e, dopo varie vicende, fuggirono insieme. Il nonno della ragazza, irato, la fece uccidere. Le libellule raccolsero allora il corpo ed il sangue della ragazza in tredici ceppi cavi. Dopo tredici giorni di ricerche il Sole trovo' i ceppi. Da dodici di essi nacquero insetti nocivi e serpenti che andarono a popolare tutto il mondo, dal tredicesimo usci' la Luna resuscitata.

MITO EGIZIO
Secondo la mitologia egiziana, Nut, divinita' celeste, sposo' segretamente Geb, dio della Terra, ma Ra, dio del Sole, formulo' un incantesimo per il quale la dea Nut non avrebbe avuto la possibilita' di procreare in nessuno dei dodici mesi dell'anno. Intervenne allora Thot, potente divinita', che con una partita a dadi riusci' a sottrarre al Sole cinque dei suoi giorni, i quali non appartennero ad alcun mese. L'incantesimo di Ra era dunque rotto e Nut genero' cinque figli. Uno di questi, Osiride, divinita' impersonata nella Luna, sposo' poi la sorella Iside insediandosi sul trono terrestre del padre Geb. L'altro fratello, Seth, riusci' con uno stratagemma ad ucciderlo e ne smembro' il corpo in quattordici pezzi. Iside riusci' a recuperare tredici dei quattordici pezzi e ad impietosire Ra affinche' ridesse vita ad Osiride. Il quattordicesimo pezzo rimase pero' nel Nilo e dette al fiume la sua forza fecondatrice.

MITO DELLE FILIPPINE (ASIA)
La Fata della Luna
C’era, un tempo, un contadino di nome Juanito, che era padrone di dieci bufali e di molte risaie. Un giorno accadde una cosa strana: la più grande delle risaie di Juanito si trasformò in uno stagno dall’acqua profonda, che per di più aveva lo stesso colore dell’oro. Appena si seppe, tutto il villaggio corse a guardare, e ognuno diceva la sua: era buon segno, Juanito sarebbe diventato ricco; no, era una cattiva magia, e a Juanito sarebbe accaduta una disgrazia. Alla fine la gente si stancò di chiacchierare e se ne tornò a casa. Sulle rive dello stagno rimase solo Juanito che, seduto fra i cespugli, guardava sconsolato le acque d’oro, pensando al raccolto rovinato. A un tratto, però, gli sembrò di sentire delle voci sconosciute, voci di ragazze che ridevano e scherzavano. Guardò a destra, guardò a sinistra: nessuno. Poi alzò gli occhi, e vide un gruppo di bellissime fanciulle vestite di rosso, con ali di farfalla sulle spalle, che scendevano giù dal Cielo per tuffarsi nello stagno. Juanito le guardò nuotare e giocare, spruzzando acqua tutt’intorno, e alla fine, convinto che la sua disgrazia fosse opera loro, balzò fuori dai cespugli e gridò:«Chi siete? E che cosa avete fatto alla mia risaia?»In un lampo, le ragazze uscirono dall’acqua e presero il volo, come uno sciame di farfalle rosse. Solo una non riuscì a scappare: le ali di farfalla cucite al vestito si erano impigliate nelle canne della riva. Juanito si avvicinò e la prese per un braccio, furibondo:«Dovrei tagliarti la testa! Ora che la risaia è diventata uno stagno, chi mi ripagherà il raccolto perduto?» «Lasciami!» lo supplicò la ragazza. «Sono la figlia di Abigat, il re delle fate, e non puoi trattenermi sulla Terra.»Juanito, invece di lasciarla andare, la portò a casa sua, perché adesso non era più arrabbiato, ma innamorato: la figlia del re delle fate era cosi bella che lui aveva deciso di prenderla in moglie. Alla ragazza l’idea non dispiacque. Juanito era bello e forte, e sicuramente non le avrebbe fatto mancare nulla. Così si sposarono, ma il contadino sapeva bene che non sarebbe durata: gli spiriti celesti, infatti, non possono restare troppo a lungo sulla Terra, e prima o poi sua moglie avrebbe dovuto andarsene. Per allontanare il più a lungo possibile quel momento, però, Juanito nascose il vestito rosso con le ali di farfalla in un angolo della dispensa. Senza di esso, la piccola fata non avrebbe mai potuto volare sulla Luna, dov’era la casa di suo padre e delle sue sorelle.I due sposi vissero felici per qualche anno, ed ebbero una bellissima bambina che fu chiamata Bugan. Juanito la adorava, e la piccola lo seguiva ovunque. Ma un giorno, mentre il padre era nei campi, la bambina andò in dispensa a cercare le spezie per il pesce ripieno che sua madre stava cucinando, e siccome non le trovava frugò dappertutto. Ed ecco, in un angolo c’era uno splendido vestito rosso ornato con grandi ali di farfalla. La bambina lo prese e corse in cucina:«Mamma, guarda cos’ho trovato!» «Il vestito che portavo quando ho conosciuto tuo padre!» gridò la fata, e, senza badare al riso che bolliva e al pesce che cuoceva, se lo infilò. Quando Juanito tornò a casa, trovò la moglie che lo aspettava con la bambina in braccio, vestita di rosso come la prima volta che l’aveva vista. Le grandi ali di farfalla battevano piano.«E ora che io ritorni da mio padre, marito» disse la fata, piangendo. «Prima o poi doveva succedere, lo sai.» «Ma siamo stati tanto felici, insieme!» gridò Juanito. «Se proprio devi andare, portami con te!»«Non posso, le mie ali non sono abbastanza forti. Porterò Bugan, che è piccola e leggera. E adesso addio, non ci rivedremo mai più.»«No! Lasciami almeno la bambina!» E Juanito si slanciò verso la moglie, cercando di strapparle Bugan dalle braccia. La fata, però, aveva già preso il volo e si allontanava nel Cielo. Ben presto lei e Bugan arrivarono così in alto che Juanito non le vide più, e non gli rimase che sedersi sulla soglia di casa, con il viso tra le mani. Restò là, senza muoversi, finché non spuntò la Luna: e contro il suo candore luminoso il contadino vide l’ombra di una donna alata che teneva in braccio una bambina. Era sua moglie, la fata, che aveva appena fatto ritorno alla casa di suo padre. E chi oggi guarda la Luna, chiedendosi cosa sia quell’ombra scura disegnata sulla sua bianca superficie, ora conosce la risposta: sono la moglie e la figlia di Juanito, che guardano la Terra e si chiedono cosa starà facendo l’uomo che hanno dovuto abbandonare.

MITO DELLA TRADIZIONE EBRAICA
LA LUNA PUNITA
All’inizio dei tempi Sole e Luna erano della stessa grandezza e brillavano di identica luce: quando uno dei due tramontava, l’altro sorgeva a illuminare il mondo. La Luna, però, non sopportava che il Sole fosse grande e bello come lei, e chiese a Dio: «Ti pare possibile che in cielo ci siano due re di uguale potere? Non sarebbe meglio che uno obbedisse all’altro?» «Sono d’accordo» disse Dio. «Vuoi dire che tu diventerai più piccola, e rifletterai i raggi dei Sole» Così la Luna, che era tanto ambiziosa, venne punita, e si lamentò amaramente. «Che altro vuoi?» chiese il Signore.«Possibile che io debba rimpicciolirmi perché ho detto una cosa giusta?» protestò, allora Dio volle consolarla:«Ogni volta che apparirai in cielo, una schiera di stelle ti farà compagnia, come se tu fossi una regina con il suo seguito. E, se ancora non ti basta, gli Ebrei conteranno i giorni e gli anni su di te.» E infatti quello ebraico è un calendario lunare.

MITO DEL BRASILE (SUD AMERICA)
SOLE E LUNA
Una volta, tanto tempo fa, Sole se ne andò a caccia nella foresta e trovò due pappagalli così piccoli che non sapevano neanche volare. Le loro piume verdi erano talmente belle che il cacciatore decise di portarseli a casa e di regalarne uno a Luna, il suo compagno e amico. Ogni giorno Luna e Sole davano da mangiare ai pappagallini e insegnavano loro una parola nuova, finché gli uccelli diventarono grandi, forti e capaci di parlare come una persona. Un giorno, un pappagallo disse all’altro: «Sole e Luna mi fanno davvero pena. Tornano a casa stanchi e non hanno nessuno che pesti il mais per loro.» Ed ecco, un attimo dopo i due pappagalli si erano trasformati in ragazze dai lunghi capelli neri: una preparava da mangiare e l’altra stava di guardia, per paura che arrivasse qualcuno e le vedesse in quel nuovo aspetto. Verso sera Luna e Sole tornarono dalla caccia, e mentre si avvicinavano a casa sentirono uno strano rumore: pum-pum, pum-pum...Sole appoggiò l’orecchio a terra e disse:«Forse sono i passi di un animale che attraversa la foresta!» Il rumore diventava sempre più forte, sempre più forte, e quando i due cacciatori furono quasi sulla porta di casa, Luna esclamò: «Non è un animale! Sembra che qualcuno stia pestando il mais con forza, come se avesse una gran fretta.»«Hai ragione» disse Sole «in casa dev’esserci qualcuno, andiamo a vedere.» Ma nel momento stesso in cui entrarono, il rumore cessò: la capanna era vuota, a parte i due pappagalli appollaiati su un trespolo. «Guarda!» disse Sole. «Per terra ci sono impronte di piedi, ma chi può averle lasciate?» «E il mais è pronto» aggiunse Luna. «Chi lo avrà pestato? Qui ci sono solo i pappagalli, e, anche se volessero, non sarebbero capaci di fare una cosa simile.» Era proprio un mistero! Per quanto ci pensassero, Sole e Luna non riuscivano a trovare una soluzione. Il giorno dopo fu lo stesso: prima sentirono il rumore, poi trovarono le impronte di passi e il mais pestato. E intorno, nessuno. Allora decisero che avrebbero fatto finta di andare a caccia e si sarebbero nascosti accanto alle due porte di casa. Così, appena il solito pum, pum si fosse fatto sentire, si sarebbero precipitati dentro per sorprendere i misteriosi visitatori. E infatti, dopo un po’, ecco il rumore del bastone che batteva il mais, ecco voci e risate di ragazze! Sole e Luna entrarono di corsa, uno da una porta e uno dall’altra. In casa c’erano due bellissime ragazze dai capelli lucenti, che vedendosi scoperte abbassarono gli occhi.«Ecco chi ci preparava da mangiare! » disse Sole, rivolto alla più graziosa. «Ma chi siete, e da dove venite?»«Siamo i pappagalli, non l’hai ancora capito?» rispose la ragazza. «Ogni mattina ci trasformiamo in esseri umani e pestiamo il vostro mais, visto che non c’è una moglie a farlo per voi.»«Una moglie? Che buona idea!» disse Luna. «Non vi piacerebbe sposarci?» Così Sole e Luna si sposarono con le ragazze-uccello, e siccome la casa era troppo piccola per tutti e quattro, decisero che Sole e sua moglie l’avrebbero usata di notte, mentre gli altri due ci avrebbero vissuto durante il giorno.Ed è per questo che non li si vede mai insieme: perché quando uno se ne sta a casa l’altro va in giro.

Nessun commento:

Posta un commento